Diritto allo Studio
Il compito principale di qualunque tipologia di organizzazione studentesca che si occupi di rappresentanza in ambito Universitario è quello di garantire la tutela del “diritto allo studio”. Un’affermazione di questo genere potrebbe sembrare alquanto limitativa se non del tutto fuori luogo, specie tenendo conto del fatto che un rappresentante degli studenti è componente effettivo di consessi che non indicano tra le proprie finalità la tutela del diritto allo studio. Allo stesso tempo, l’esistenza di specifici soggetti pubblici che si occupano per l’appunto di diritto allo studio lascerebbe intendere che, evidentemente, esso costituisca solo una parte delle materie di cui dovrebbe interessarsi chiunque effettui attività di rappresentanza studentesca. Se poi ci si sofferma su quella che è la concezione comune tra gli stessi studenti, il diritto allo studio viene ad essere associato esclusivamente all’erogazione di borse di studio e all’assegnazione di posti alloggio in strutture pubbliche effettuata dalla Regione, attraverso strutture e formule organizzative che variano a seconda del territorio di riferimento, nei confronti degli studenti iscritti a corsi di studio universitari o di Istituti di alta formazione artistica e musicale. Si tratta, a nostro modo di vedere, di una visione piuttosto parziale della questione in esame, specie tenendo conto delle numerose riforme che hanno portato ad una svolta epocale, nel bene e nel male, del sistema universitario. Cosa vuol dire esattamente diritto allo studio? Proviamo a rifarci a quello che è il nostro impianto costituzionale: l’articolo 34 comma 3 stabilisce che «i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Il legislatore costituzionale ha dunque ritenuto opportuno chiarire che non è possibile frapporre ostacoli fra uno studente che dimostra determinati requisiti (capacità e merito) e il raggiungimento di ogni titolo di studio. Inoltre, dato che uno dei principali ostacoli oggettivi al godimento di tale diritto può essere costituito dalla mancanza o dall’esiguità di mezzi a disposizione, egli ha ulteriormente chiarito che tale condizione non deve impedire allo studente meritevole di raggiungere il traguardo della fine degli studi. Per tale ragione il medesimo articolo, al comma 4, sancisce che «La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso». Si tratta, in ogni caso, di una specificazione, ovvero di una casistica particolare in cui lo Stato, come già evidenziato, è chiamato ad intervenire per garantire il godimento di un diritto. Ma quest’ultimo prescinde dalle condizioni individuali ed è, o dovrebbe, essere garantito per legge indistintamente a tutti i cittadini. Stante tutto questo, appare evidente come il diritto allo studio non costituisca una materia legata solo ed esclusivamente a borse di studio, contributi e case dello studente, bensì assuma una prospettiva di più ampio respiro, definendosi come il diritto a non incontrare ostacoli non direttamente dipendenti dalla propria volontà durante il proprio percorso di studi. In buona sostanza è necessario comprendere che, in assenza di una serie di servizi di supporto integrato, pianificato e strategico alle attività didattiche ed alla ricerca, il principio costituzionale sopraccitato rischi di rimanere la classica “lettera morta”, pura teoria astratta in un contesto che, di contro, richiama interventi fortemente pratici e concreti. Ci sembra opportuno parlare dunque di diritto allo studio essenzialmente come di un diritto alla qualità degli studi universitari, che preveda dunque tutta una serie di interventi rivolti all’intera comunità studentesca, graduandone l’eventuale costo a seconda delle situazioni economiche. In questo senso gli attori che dovrebbero entrare in campo nella realizzazione di suddetti interventi sono:
· lo Stato, mediante la stesura e la posta in essere di leggi quadro in materia, con particolare riferimento agli obiettivi generali e ai servizi essenziali che, in base all’analisi della attuale situazione del sistema Università, possono essere considerati come indispensabili;
· la Regione che, sia attraverso l’emanazione di leggi regionali che di regolamenti, è l’ente protagonista degli interventi in materia di Diritto allo Studio;
· gli Enti Locali, con particolare riferimento a quelli nei cui territori insistono sedi universitarie, che possono attivare servizi aggiuntivi, convenzioni, sistemi di agevolazione della vita studentesca;
· l’Università, sia in quanto ente erogatore di didattica che come promotore ed esecutore di attività di ricerca;
· i Soggetti privati, che possono, in linea con il principio di sussidiarietà orizzontale sancito dalla nostra Costituzione, affiancarsi agli enti pubblici per lo svolgimento di determinate funzioni.
Quali dovrebbero essere gli argomenti di discussione (perché è impensabile che, preso singolarmente, uno solo di questi possa garantire un elevato grado di qualità degli studi) tra tali attori in materia di diritto allo studio? Di certo non le modalità attraverso cui nominare dirigenti e assegnare loro indennità. Bisognerebbe affrontare temi come garanzia del posto alloggio per tutti gli studenti fuori sede ad un prezzo decente, economicità del trasporto pubblico per tutti gli studenti pendolari, servizi mensa efficienti e sempre attivi, biblioteche e mediateche accessibili al di fuori dei canonici “orari di apertura” 9.00-13.00 e 15.00-17.00, aule agibili e sufficientemente capienti, organizzazione razionale dell’attività didattica, coerenza tra discipline insegnate nei corsi di studio e obiettivi formativi degli stessi, ricevimento docenti, distribuzione degli appelli, stages, tirocini, un serio orientamento in entrata, una efficace attività di tutoraggio, strutture di job-placement, reale meritocrazia nel campo della ricerca, acquisizione di risorse giovani basata su reali esigenze comprovate e non sulle logiche baronali di spartizione, maggiore attenzione alle nuove tecnologie. Di tutto questo si dovrebbe discutere nella piena consapevolezza della centralità del ruolo dello studente che, in quanto contemporaneamente cliente, utente, fruitore, portatore di un interesse diffuso, parte attiva nella formazione così come nelle decisioni fondamentali dell’Università, rappresenta la principale ragion d’essere dell’intero sistema di istruzione superiore. Affrontare seriamente questi temi significa dunque discutere di diritto allo studio; farlo nell’ottica di offrire beni e servizi all’intera collettività, graduandone il costo a seconda dei mezzi a disposizione dello studente, significa impostare strategie che ne consentano la garanzia.


